Translate

Visualizzazione post con etichetta tecnica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tecnica. Mostra tutti i post

sabato 19 settembre 2015

Il Light Game: cos'è attualmente e le ultime novità


- Premessa

Il rinnovamento del blog non poteva che partire da un articolo importante, dedicato a fare il punto della situazione su cosa sia il Light Game oggi e come si stia evolvendo alle porte del nuovo anno.

Premetto che tutto quello che leggerete in questo e nei futuri articoli è frutto del mio personale modo di interpretare questa disciplina in linea con lo spirito del blog, anche alla luce delle esperienze maturate in questi ultimi anni, per cui nulla da considerare neanche lontanamente come vademecum o dizionario sul Light Game.

Detto ciò possiamo iniziare...


- Cos'è il Light Game?

Con il termine Light Game, attualmente possiamo designare (con le dovute riserve) qualsiasi tipo di pesca con esche artificiali effettuata per definizione con attrezzature light, oppure effettuata con attrezzature di tipo "leggero" rispetto agli standard della tecnica.
Questo significa che possiamo includere in questa categoria tecniche quali il Light Spinning e il Trout Area, ma anche il Light Eging, Light e Micro Jigging oppure il Bass Finesse, solo per citarne alcune.

Insomma il Light Game non è semplicemente riducibile al Light Rock Fishing come molti pensano, ma è piuttosto un ramo molto vasto e variegato del Lure Fishing: non importa che si peschi in acqua dolce o salata, da terra o in offshore... la parola chiave è "leggerezza", assoluta o relativa che sia.


- Le innovazioni del Light Game odierno

Adesso che abbiamo chiarito a grandi linee cosa significa Light Game per questo blog, possiamo dedicarci a vedere le novità che si vanno più o meno affermando in Italia in termini di soluzioni tecniche, acquisite principalmente dal Sol Levante, ma non solo.


Novità Offshore

- Micro Jigging

Il Micro Jigging è una tecnica offshore che si fonda sull'esasperazione delle tecniche di jigging a favore della leggerezza e sportività. Questa tecnica ha avuto un enorme successo nel Sud-Est Asiatico grazie alla Storm e la sua fortunata serie Gomoku, dedicata principalmente a questo particolare ramo del jigging.
Canne in versione spinning e casting che si piegano all'inverosimile senza mai rompersi sotto pesci di buona mole e jig delle più svariate forme permettono di cimentarsi nelle principali tecniche di recupero del jigging, mantenendo vive le energie del pescatore anche dopo lunghe sessioni di pesca. 





- Tenya Game con softbait

L'avvento del Tenya Game ha avuto chiaramente l'intento di proporre un'ibridazione tra la pesca artificiale e quella con esca naturale. Gli ultimi sviluppi di casa Ecogear hanno però privilegiato la leggerezza e la combinazione delle loro testine "Oval Tenya" (realizzate anche nell'ordine dei 7,7 grammi) con specifiche softbait della linea Ecogearaqua. Si tratta comunque di gomme particolarmente scentate, ma sicuramente si evita di usare l'esca naturale mantenendosi pur sempre nella cerchia del Lure Fishing.
Prede? Tutti gli assidui frequentatori del fondo, pescando su batimetriche non esagerate visto il peso ridotto della testina.
  

Novità Inshore

- Grouper Game

Il Grouper Game è una tecnica che ormai ha davvero spopolato in Giappone, in parte grazie all'ottimo lavoro promozionale della nipponica Tict, sempre all'avanguardia in termini di soluzioni tecniche per il Light Game. Sono addirittura previste delle canne specifiche, capaci di contrastare a dovere la potenza di una delle specie più difficili da domare con attrezzature leggere.
Il "rig" più famoso prevede l'utilizzo di un piccolo sinker ottonato a forma di pera, scorrevole sul finale e a battere su uno specifico amo da texas con anellino, il tutto armato con creature di buone dimensioni e ricche di appendici mobili. 



- Tachiuo Game con darter

In Italia, la ricerca del pesce sciabola con esche artificiali ha vissuto in quest'ultimo anno una popolarità via via crescente, soprattutto nelle zone dove questo predatore risulta ben presente anche a distanze non considerevoli.
Si tratta di una pesca tipicamente notturna, in cui oltre all'utilizzo dei jig con attrezzature da Shore Jigging, si sta prediligendo l'uso di soluzioni più leggere ereditate dal Sol Levante e basate sull'utilizzo di testine e gomme di tipo "darter", prevalentemente nelle colorazioni fosforescenti che sembrano stuzzicare maggiormente i pesci sciabola.


- Blade e propeller (spybait)

L'uso delle palettine riflettenti (blade) da aggiungere a piacimento quando si utilizzano le softbait è una soluzione tipica nelle acque interne che si è finalmente affermata in maniera stabile anche per il saltwater, in particolar modo nella ricerca delle spigole con imitazioni realistiche di pesce foraggio.




Anche per quanto riguarda i propeller possiamo fare lo stesso discorso, anzi sempre in terra nipponica gli ultimi trend privilegiano l'utilizzo di particolari esche ibride come il Wrapping Minnow di casa Ecogear, oppure il Duo Realis Spin Bait, quest'ultimo appartenente alla categoria delle Spy Bait dedicate al bass, che in mare si sono rivelate molto efficaci per motivare i barracuda più apatici.



In conclusione, da questa breve rassegna risulta chiaro che i confini teorici e pratici del Light Game sono tuttora piuttosto indefiniti, anzi tendono continuamente ad allargarsi abbracciando via via nuove soluzioni tecniche.
Nei prossimi mesi magari ci sarà spazio per parlare più approfonditamente delle singole tecniche che fanno parte dell'universo Light, intanto prepariamoci a dovere per affrontare una delle stagioni più attese per questa nostra passione... l'autunno! 


Alex Santoro

"Light is Better!"

martedì 17 dicembre 2013

"Offshore Fever": il Light Game da natante parte 1 - I vantaggi

Per chi di voi pensi che il light game sia una pesca da fare solo a parete o lanciando da terra (inshore), ciò che scriverò di seguito sarà di estrema utilità per allargare i propri orizzonti nella pratica di questa disciplina, soprattutto se possedete un natante.
Ovviamente cercherò di affrontare il tema nel modo più chiaro possibile, rivolgendomi innanzitutto a chi ha meno esperienza, quindi scusate se alcune cose che scriverò potranno sembrare banali.

Per praticare il light game offshore è sufficiente disporre di una piccola barca, un gommone o anche un kayak, l'importante è riuscire a portarsi in una zona sufficientemente a largo (offshore) da permetterci di pescare in maniera più verticale: in questo modo potremo cercare le nostre prede nell'intera colonna d'acqua sottostante, senza abbandonare dunque la fascia di cattura (strike zone) nella quale il pesce si trova ad essere attivo in quel momento.


Qui ho cercato di riassumere graficamente i vantaggi del light game offshore... vediamo nelle prossime righe di approfondirli

Quella che andrò a considerare adesso è una tipica spiaggia a media/alta energia (cioè nella quale il fondo degrada piuttosto rapidamente), caratterizzata da un fondale misto... di queste spiagge la mia zona è ricchissima!

La mia spiegazione parte dal presupposto che i pesci popolano l'elemento liquido distribuendosi in aree di pascolo (nel caso delle prede) o di caccia (nel caso dei predatori) uniformi, che molto spesso coincidono. A volte la distribuzione sarà giustificata dalla presenza di scogli sommersi, da una variazione batimetrica o dalla semplice presenza in quel momento di microrganismi trasportati dalla corrente. Da ciò ne deriva che l'importante per noi è trovare la fascia in cui i pesci che ricerchiamo stazionano: la cosiddetta fascia di cattura o strike zone.

Mettiamo da parte per un momento la pesca nella risacca e cerchiamo dunque di capire quali siano i reali vantaggi del light game offshore rispetto ad un'azione lanciando da terra:
  • Evitare o per lo meno ridurre significativamente gli incagli nelle zone rocciose (strike zone 1): anche se la zona di rocce fosse raggiungibile attraverso il lancio, da terra l'azione che si potrebbe imprimere all'artificiale sarebbe "orizzontale" e condurrebbe quasi sicuramente a molteplici incagli con conseguente perdita del nostro artificiale. Nel caso di un'azione verticale dalla barca, invece, saremo in grado di scandagliare la colonna d'acqua cercando qualche occhiata, oppure perlustrare tranquillamente ogni singola cavità fra le rocce alla ricerca di saraghi, perchie, tordi o altre specie di scoglio e, nel caso raro della cattura di una cernia avremo logicamente più possibilità di staccarla dal fondo.

  • Mantenersi costantemente nella fascia di cattura (strike zone 2): molto spesso lanciando da terra si riesce a raggiungere la strike zone, ma il problema è mantenerla dal momento che già dopo due giri di manovella ne saremo usciti (al limite dovremmo sperare di catturare qualcosa in caduta!). Da natante la situazione sarà molto più semplice e potremo sbizzarrirci nella ricerca di pesce bianco (pagelli, rombi) magari assicurandoci la cattura grazie ai forti aromi di un buon isome montato a spit-shot per la pesca in caduta, o a drop-shot per cercare di mantenere il fondo in presenza di corrente; anzi nel caso di corrente parallela alla battigia saremo in grado di perlustrare la nostra fascia di cattura nella sua lunghezza senza alcun dispendio (remi o motore ad esempio).

  • Perlustrare aree altrimenti irraggiungibili lanciando da terra (strike zone 3): è chiaro, per quanto il nostro trecciato in bobina sia capillare e il nostro lancio tecnicamente perfetto, ci sono distanze che da terra non potremo mai raggiungere. Il light game offshore non conosce limiti in questo senso perché anche se ci spingeremo abbastanza a largo potremo sempre puntare sulla pesca di reazione, superficiale o a mezz'acqua alla ricerca di spietati pelagici quali piccole ricciole, lampughe, palamite e tonnetti alletterati o grosse tracine e pesci lucertola, che non ci penseranno due volte prima di inseguire le nostre insidie fino in superficie per attacchi e combattimenti al cardiopalma!


La regina del light game offshore: pazienza e costanza col tempo vengono ripagati!

Sappiate che pescare in offshore è come vagare in un labirinto se non si conoscono i fondali che si vanno a perlustrare, per cui tempo ed esperienza giocano un ruolo fondamentale per avere successo nella ricerca delle catture più ambite. A tal proposito i mesi primaverili-autunnali saranno quelli in cui si potrà godere appieno delle emozioni di questa proficua variante del light game.

Bene, chiudo qui la prima parte di "Offshore Fever" e nella speranza di non avervi annoiato troppo vi invito ad esprimere nei commenti i vostri pareri o le vostre curiosità. A presto!

"Light is Better!"

giovedì 21 febbraio 2013

Light rock fishing: soluzioni per l'inverno... la pesca in pozza, buca e tana!

Cari gamer, poco tempo fa ho iniziato a parlare delle soluzioni che questo inverno mi stanno permettendo di risolvere alcune giornate di pesca spesso molto complicate. Dopo aver parlato del wacky rig oggi vediamo di approfondire il discorso relativo alla pesca in pozza, buca e tana, la quale ovviamente è praticabile potenzialmente in qualsiasi stagione, ma soprattutto in inverno ci può essere di aiuto durante i periodi più difficili.

Le temperature piuttosto basse dell'acqua spingono molti pesci, predatori o meno, a ridurre drasticamente la loro attività, concentrandola in brevi momenti della giornata e lasciando degli ampi vuoti in cui sembra proprio che non giri nulla davanti a noi... se ci accorgiamo che siamo di fronte a tali condizioni di apatia allora possiamo provare a cercare qualche cattura in ambienti molto più ristretti.


Questo è l'esempio di un'ottima zona per il light rock fishing in buca...pareti rocciose e accumuli di pietre semi-sommersi

La pesca in pozza, nelle buche o davanti alle possibili tane presenti nelle pareti dei porti e delle scogliere ci permette sicuramente di avere più possibilità di cattura, perché in un certo senso andremo a presentare le nostre piccole insidie "a domicilio"! Un pesce che trova un piccolo vermino o un pesciolino foraggio proprio davanti alla sua tana difficilmente resisterà alla tentazione di un pasto veloce e senza sforzi... ovviamente il nostro target principale saranno scorfani, ghiozzi, tordi e altri pesci di scoglio, ma con un po' di fortuna pescando a parete potrebbe capitare anche qualche sarago.


Anche nelle piccole pozze bagnate da qualche centimetro d'acqua si può nascondere qualche piccola sorpresa

Le esche con le quali ho riscontrato i risultati migliori sono state le softbait da 2" molto scentate, come ad esempio quelle della serie Ecogearaqua (Katsu Mebaru ShirasuStraw Tail Grub, etc.) oppure l'immancabile Marukyu Power Isome nelle sue misure più corpose (e quindi ricche di scent). Abbinate a jighead di giuste dimensioni oppure montate a drop-shot nel caso della pesca in parete, queste gomme ci permettono di attirare anche il più svogliato dei pesci, grazie alle loro vibrazioni e al forte aroma che sprigionano una volta in acqua (nelle piccole pozze questo effetto viene ancora più amplificato quindi anche esche meno scentate come l'Ecogear Grass Minnow SS rappresentano un'ottima soluzione).


Un ghiozzo paganello (gobius paganellus) non ha resistito alla presentazione dell'Ecogearaqua Katsu Mebaru Shirasu

Spesso la catture saranno pesci piccoli, ma caratterizzati da livree e dettagli preziosi come in questa perchia (serranus cabrilla)

I ghiozzi testoni (gobius cobitis) sono concentrati di sportività e attaccano facilmente le softbait... ma attenti a non farvi vedere!

L'azione di pesca consisterà ovviamente nel presentare le nostre insidie proprio all'interno buche create dall'incontro tra gli scogli, le pietre o i massi frangiflutti, oppure sondare a poco a poco le pareti (magari a  drop-shot) alla ricerca di piccole rientranze in cui potrebbero trovare dimora i nostri amici pinnuti.
Alcune precisazioni: se peschiamo a vista ricordiamoci di fare molta attenzione a non essere "scoperti" ed utilizziamo softbait dai colori sgargianti che sono più facilmente individuabili. Inoltre in caso di cattura, cerchiamo subito di staccare il pesce dalla buca per evitare che si intani portandoci a rompere il finale e condannandolo a morte certa.


Questo scorfano nero di ottime dimensioni è stata una delle più belle sorprese che ho trovato in questi giorni pescando in buca

Uno stupendo primo piano e poi subito in acqua a riconquistare la sua tana!

Concludendo, a parte qualche piacevole sorpresa come lo scorfano delle foto precedenti, il più delle volte ci troveremo a catturare esemplari di taglia medio-piccola... valorizziamo allora la cattura con un bello scatto, magari in primo piano, che ci permetta di godere appieno dei piccoli dettagli che caratterizzano ogni diversa specie e del contrasto di colori che viene a crearsi tra la livrea del pesce e il paesaggio di sfondo.
Tutto ciò sarà un modo per lasciare un ricordo colorato nella nostra memoria e per riuscire a distinguere sempre con più facilità ed esattezza le specie che andiamo a catturare, soprattutto in riferimento alla famiglia Scorpaenidae (scorfani) o addirittura la famiglia Gobiidae (ghiozzi), che conta una serie interminabile di specie diverse!

"Light is Better!"

lunedì 28 gennaio 2013

Light rock fishing: soluzioni per l'inverno... wacky rig!

Cari gamer, oggi voglio parlarvi di una soluzione che sto adottando in questo inverno e che mi ha permesso di risolvere giornate anche molto complicate.

Ormai il mese di Gennaio sta giungendo al termine, arrivando ai cosiddetti "giorni della merla" (i più freddi dell'anno secondo la leggenda). Sulla rete le foto di catture fatte nel contesto italiano si sono ridotte drasticamente, per via  dell'impossibilità di andare a pescare visto il maltempo oppure per le condizioni spesso di completa apatia dei pesci, che nella peggiore delle ipotesi portano a inevitabili cappotti.

Vivendo in Sicilia, per fortuna posso beneficiare di temperature più "gradevoli" e per questo motivo nelle ultime settimane mi sono trovato spesso a pescare e sperimentare nuove soluzioni per affrontare al meglio l'inverno.
La soluzione di cui voglio parlarvi in questo post è il cosiddetto "wacky rigging"un interessante espediente il cui utilizzo mi è saltato alla mente grazie ad una foto del caro amico Andrea Querio... soluzione molto proficua soprattutto nella pesca degli scorfani, padroni incontrastati di questo inverno.

Il wacky rig è una montatura derivata dal bass fishing e consiste nell'utilizzare delle softbait, solitamente worm (vermoni), innescandole nei pressi della loro parte centrale in modo da avere una presentazione "a penzoloni". In termini pratici l'insidia è molto attrattiva in fase di caduta (nelle gomme più tenaci le due estremità vibrano vistosamente) e in seguito a pause più o meno lunghe può essere animata con alcuni leggeri strappetti verso l'alto, simulando un vermetto che si divincola sul fondo.

A mio avviso la forza di questa montatura sta nel fatto di riuscire ad essere molto adescante in tutta la colonna d'acqua e inoltre, una volta raggiunto il fondo, può essere fatta lavorare sul posto emettendo delle ampie vibrazioni: questa è una caratteristica fondamentale per poter effettuare catture in questi mesi freddi in cui il pesce si muove poco e si prende tutto il tempo per "studiare" la sua preda (un'esca che si sposta velocemente sul fondo probabilmente verrebbe puntualmente snobbata).

Ampio spazio dunque al suo utilizzo presso le pareti delle banchine portuali e delle rocce a picco sul mare, oppure in buca e davanti alle possibili tane dei nostri amici pinnuti.


















Nelle immagini sopra ho fotografato due esempi di come possiamo abbinare una jighead ad un worm (ovviamente possiamo anche utilizzare semplicemente un amo e sfruttare il peso della nostra esca, ma forse questo abbinamento è più proficuo nei mesi caldi): nel primo caso l'amo viene appuntato direttamente nell'esca, nel secondo invece si sfruttano dei piccoli elastici (io uso quelli ortodontici), i quali vengono infilati sulla softbait, facendo passare poi l'amo nello spazio fra elastico ed esca in modo tale che questa sia meno fragile e non venga strappata via ad ogni toccata del pesce. Spesso infatti possiamo ricevere attacchi da parte di piccoli pesci, che con la loro voracità strappano letteralmente la softbait dall'amo, e in questo modo possiamo ovviare a questo spiacevole inconveniente.

In conclusione, quando vi trovate di fronte a quelle situazioni di forte apatia dei pesci oppure quando volete cambiare la presentazione dell'esca, provate questa tecnica... il suo limite principale è quello di non riuscire a catturare i pesci che non sono dotati di una bocca molto ampia, visto che di solito il boccone deve essere interamente aspirato affinché la ferrata vada a buon fine. Pensiamo però al bicchiere mezzo pieno: potremo catturare senza problemi scorfani, perchie, sciarrani, cernie e spigole... sta tutto negli spot che sceglieremo e in quel pizzico di fortuna che non guasta mai!

"Light is Better!"

giovedì 3 gennaio 2013

Light rock fishing tra le Feste: la pesca in pozza!

Come vi avevo accennato nel post precedente se ci si organizza bene il tempo in queste Feste per qualche tranquilla pescata lo si trova. Bene così è stato e devo dire che l'ultima uscita a light rock fishing è stata per me davvero divertente e mi ha permesso di comprendere molti particolari di questa tecnica che prima avevo soltanto teorizzato.

Obiettivo della giornata? Testare diverse configurazioni di softbait e montature e soprattutto godermi una giornata di relax in mezzo alla frenesia di queste Feste... il tester d'eccezione è stato ancora lui, lo scorfano! La prima parte della mattinata è stata dedicata all'ambiente portuale: approfittando del buio che ancora precedeva le prime luci dell'alba ho cercato la fortuna con un grub bianco alla ricerca magari di qualche spigola in caccia, ma niente di fatto. Successivamente ho sondato le pareti della banchina portuale, ma il freddo e la marea calante probabilmente sono state determinanti per accentuare l'apatia dei pesci. L'unica cattura, per me molto soddisfacente, è stata uno scorfanetto squamoso catturato con un bel vermino montato a wacky rig su testina... configurazione vincente!


Ecco la montatura a wacky rig dell'Ecogear Sansun 3" su testina Shirasu Head 1.3 g #8

Soddisfatto della cattura e delle toccate successive decido allora di spostarmi in scogliera per approfittare di condizioni totalmente opposte: acque mosse, marea montante e sole alto! Nei punti caratterizzati da acqua poco profonda ho piano piano capito il giusto recupero che mi permetteva di far viaggiare l'insidia quasi radente il fondo, e le catture non si sono fatte attendere sopratutto con l'Ecogear Grass Minnow SS in colorazioni chiare o vivaci e riconfermando l'Ecogear Sansun 3" a wacky rig, ma questa volta su testina ancora più leggera per rallentare la caduta dell'esca sul fondo (Shirasu Head Fine 0.9 g #10).


Cattura effettuata con un recupero lento ma continuo, scandito da colpetti di cimino per massimizzare le vibrazioni della codina

Anche questa volta purtroppo la schiuma non mi ha regalato grandi sorprese... continuerò ad insistere, magari col sole meno alto!

A wacky rig conviene lasciare affondare l'insidia e dare dei richiami con il cimino per simulare un vermetto che si divincola sul fondo

L'ultima parte della battuta (durata circa 7 ore!) è stata dedicata ad un nuovo ambiente... la pozza! Questi micro-ambienti, creati dall'abbraccio degli scogli che garantiscono sia ricambio d'acqua che tranquillità, rappresentano degli ecosistemi straordinari e spesso inesplorati. Vi troviamo piccoli cefali che cercano riparo dal mare e dai predatori, donzelle, ghiozzi, bavose, scorfani e perché no, anche qualche sorpresa inaspettata. Pescare in pozza col sole alto significa pescare "a vista", quindi si può approfittare della spettacolarità dell'abboccata e della gestione dell'esca ma allo stesso tempo bisogna stare attenti a non essere individuati dai nostri amici pinnuti.

I risultati sono stati davvero incoraggianti: un numero davvero consistente di attacchi da parte di scorfani e ghiozzi (la maggior parte dei quali però non rimanevano allamati viste le dimensioni piuttosto minute) che non sapevano resistere alle vibrazioni delle piccole softbait davanti alle tane. La cattura più bella è stata uno scorfano nero di buone dimensioni, che dopo essersi fiondato sull'esca ha cercato subito di raggiungere qualche buca, regalandomi davvero una discreta resistenza... foto di rito e via di nuovo nel suo amato micro-regno.
Infine come coronamento della giornata ho individuato davanti ad una tana una piccola murena, che subito incuriosita si è avvicinata, stuzzicata dal mio Shirasu, ma dopo un morso di reazione e una ferrata mancata si è subito intanata... forse è meglio così visti le eventuali complicazioni per la slamatura, sono soddisfatto lo stesso!


Ecco lo stupendo scorfano nero (scorpaena porcus) catturato sull'Ecogear Power Shirasu da 2"

Ed eccoci alle conclusioni... se considero lo scorfano nero ed il fatto che ho avuto la possibilità di stuzzicare una piccola murena ed il tutto pescando "a vista" devo dire che il light rock fishing in pozza mi ha veramente affascinato e sicuramente vedrò di approfondirlo. Allo stesso tempo devo considerare il fatto che la mia sessione di pesca è stata davvero lunga e ricca di cambi di configurazioni e immancabili arrocchi sul fondo per riuscire ad offrire la presentazione dell'esca più adatta, quindi è chiaro che l'inverno in quanto a light rock fishing sia una stagione piuttosto difficile.

Fatemi sapere cosa ne pensate e se avete esperienza riguardo a questa "pesca in pozza"...

Buon Anno a tutti!

"Light is Better!"

giovedì 20 dicembre 2012

Light game vs inverno: il light rock fishing pre-invernale

Ebbene sì, ormai l'inverno sta arrivando in maniera stabile portando con sé freddo, pioggia e vento. Sul nostro caro mare tutto ciò si traduce spesso in condizioni difficili in cui pescare e nella peggiore delle ipotesi, complici le forti mareggiate, siamo costretti a vivere le nostre uscite a light game nei ricordi delle uscite autunnali, magari al caldo del camino di casa.

Per me questo è il primo inverno che affronto nell'ottica di questa tecnica e col passare delle settimane mi rendo conto di quanto sia complicato riuscire a godere di una giornata "al top" o anche solo terminare con successo una battuta a light rock fishing o light eging. E' chiaro che per molti spinner l'inverno è un mese magico soprattutto per la cattura della regina, ma parliamo di attrezzature diverse concepite per affrontare anche la più dura delle mareggiate.
Nonostante ciò la passione per questa tecnica riesce a riscaldare anche la più fredda delle giornate e a sopportare la pioggia che fastidiosa arriva all'improvviso... per il vento e le mareggiate c'è poco da fare, o si cerca una baia riparata o ci si arrende!




Parlando di me sono ormai diversi giorni che tento di concludere con successo un'uscita, ma spesso devo fare marcia indietro o scappare in tutta fretta dopo qualche lancio a causa del vento o di acquazzoni improvvisi. Uno dei pochi ambienti che probabilmente in inverno possono risultare più riparati è il porto ma ad oggi sono in numero limitato quelli in cui la pesca non sia vietata (io rimango sempre dell'idea che un pescatore sano e onesto rappresenti una risorsa per un porto, una vera e propria "sentinella" di quel limitato territorio... altro che divieto, ci sarebbe da promuovere!). Devo dire però che le poche giornate di tregua, che hanno caratterizzato l'inizio di questo inverno, mi hanno regalato sicuramente qualche ora di divertimento e spensieratezza.


Il paesaggio invernale, durante le belle giornate di sole, non ha nulla da invidiare a quello estivo!

Dopo questa piccola riflessione veniamo ora al punto: nelle poche uscite che sono riuscito a concludere con successo mi sono accorto che con le basse temperature dell'acqua i pesci (scorfani a parte) sono decisamente meno aggressivi nei confronti delle classiche softbait, dimostrando comunque un grande interesse per il Marukyu Power Isome, magari nelle sue misure più consistenti e quindi ricche di scent (sulle hardbait non mi pronuncio perché le ho testate poco). Quando invece è la schiuma a farla da padrona, i saraghi sono probabilmente l'obiettivo più accessibile, regalando grandi emozioni anche su gomme di dimensioni più generose.


Perchia (serranus cabrilla) vs Shirasu Head  1.3 g #8 + Ecogear Grass Minnow SS

Questo bel sarago maggiore si è precipitato sul Power Isome quasi subito, con il filo ancora in bando sulla superficie

Le soluzioni tecniche che ho adottato sono due:

- approccio delicato: leggeri strappetti alternati a lunghe pause per stuzzicare i pesci più smaliziati che col freddo riducono la loro attività (provare a drop-shot, in alcuni casi può fare la differenza);

- approccio aggressivo: jerkate decise in mezzo alla schiuma per gli sparidi "predatori" (i saraghi sono sparidi che spesso si trasformano in predatori di reazione quando entrano in frenesia alimentare, sfruttando la loro dote di perfetti nuotatori in condizioni di forte corrente).


Il drop-shot è una soluzione spesso vincente, che garantisce una grande comodità in caso di fondali accidentati

In conclusione, ancora l'inverno non ha raggiunto il suo culmine e la mia esperienza in proposito è decisamente limitata per parlare con più certezza. Spero comunque che i miei consigli e le mie impressioni risultino utili e stimolanti per tutti voi appassionati di light game... a presto!

"Light is Better"



domenica 21 ottobre 2012

Il Light Eging

Oggi voglio parlarvi di una "sfaccettatura" del light game che mi è venuta in mente pensando alle famose totanare Naory della Yamashita, e che proprio in questa stagione ci può fare divertire parecchio.


LA TECNICA

A partire dalla stagione 2009/2010 la ditta giapponese ha proposto queste "piccole" novità nel panorama della pesca ai cefalopodi, introducendo il cosiddetto "light eging". Ovviamente oltre alle totanare è stata prevista un'offerta molto articolata tra canne, fili e accessori vari... osservandone bene le caratteristiche, però, sono arrivato alla conclusione che la nostra attrezzatura da light game è perfettamente adattabile a questa tecnica. Vediamo perché:


Questa è una rappresentazione dell'equipaggiamento da "naory fishing" consigliato dalla Yamashita
I modelli riquadrati in rosso sono quelli che consiglio per il light game

Le immagini sono abbastanza chiare: canne tra i 7-8 piedi (di tipo fast come la Feeling Shaft, canna  che la Yamashita ha studiato appositamente per questa pesca), mulinelli di piccole dimensionitrecciati e fluorocarbon che reggono fino a 8 lb ed egi di peso compreso tra i 5-8 gr.


GLI (O MEGLIO LE) EGI

A proposito di egi, i Naory Range Hunter sono a mio avviso il vero jolly di questa tecnica. Vi consiglio di utilizzare le misure 1.8 e 2.2, che per dimensioni, peso e velocità di affondamento rappresentano il giusto compromesso all round.
Ne consideriamo tre modelli:
shallow: ha una velocità di affondamento piuttosto lenta e permette di sondare tranquillamente la fascia alta della colonna d'acqua (utile soprattutto in condizioni di luna alta e piena, quando i calamari sono soliti cacciare in superficie).
- basic: ha una velocità di affondamento media, pari ad una normale totanara di misura 3.0 (ma è molto più piccola e dunque viene influenzata meno dalla corrente) ed è la soluzione più indicata per ricercare la strike zone dei calamari quando non sappiamo se sono in caccia più a galla o più in profondità.
- deep: ha una velocità di affondamento molto marcata ed è più indicata per ricercare i calamari in profondità e le seppie, le quali come è noto cacciano a stretto contatto con il fondo;


Il modello basic (occhio nero) e shallow (occhio blu)

L'AZIONE DI PESCA

La nostra azione di pesca sarà quella classica dell'eging, il tutto ovviamente rapportato all'attrezzatura (evitiamo strattoni o ferrate stile vertical jigging!).
Dopo il lancio attendiamo che il nostro egi raggiunga la profondità desiderata ed iniziamo ad animarlo con un'azione di jerking (uno, due o tre "strattoni" in serie) o twitching (una serie ripetuta di sussulti del cimino che fanno muovere sul posto il nostro artificiale), facendo seguire l'azione a pause più o meno lunghe durante le quali probabilmente avremo l'attacco. Tenendo il filo sempre in tensione saremo infatti in grado di percepire chiaramente le tocche dei cefalopodi, che a volte saranno molto timide e a volte secche e improvvise. Stiamo pronti dunque a "ferrare" morbidamente (ma senza indecisioni) e iniziare un recupero costante con canna inclinata a 45 gradi, fino alle operazioni di salpaggio che sono forse le più delicate per via dei tessuti teneri dei cefalopodi.


Questa è una rappresentazione dell'azione di pesca suggerita dalla Yamashita

Le catture non sono mancate già dal primo test, rivelando l'efficacia di questa tecnica anche nel periodo pre-autunnale

La stagione dei cefalopodi è appena iniziata, per cui vi terrò sempre informati sulle novità e magari qualche trucchetto che via via riuscirò a scoprire... se qualcuno di voi ha già sperimentato questa tecnica sarò ben felice di leggere i vostri consigli e commenti!;)
Bene, detto questo non ci resta che una cosa da fare... prendere la nostra fidata attrezzatura da light game e andare a provare!

"Light is Better!"

martedì 2 ottobre 2012

Introduzione al Light Game

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescente evoluzione tecnica della pesca sportiva, che ha portato al proliferare di diverse discipline di chiara ispirazione nipponica: sto parlando del light spinning, dell'eging game e fra i più recenti il light rock fishing.
Alcuni trovano che siano tutte trovate pubblicitarie, altri che sia una naturale evoluzione del settore... personalmente penso che a prescindere dall'aspetto commerciale, siano una risposta alla richiesta di molti pescatori moderni, pionieri di una nuova visione della pesca sportiva basata sulla sostenibilità e il rispetto per il mare, senza penalizzare il divertimento.



Il "Light Game" rappresenta semplicemente il trait d'union tra le discipline sopracitate, ponendosi dunque come un moderno approccio all round. Teoricamente infatti con il light game siamo in grado di insidiare il 99% delle prede che popolano i nostri mari (quell'1% sono i cosiddetti "pesci della vita" per i quali c'è poco da fare!). Possiamo pescare sia in mare che nelle acque interne, sfruttare le tecniche di fondo come quelle di galla o mezz'acqua e divertirci anche con prede di pochi grammi... e il tutto utilizzando la stessa attrezzatura!


La mia prima cattura a light game è stato uno scorfano microscopico!

In sostanza, dunque, il light game si basa su quattro fondamenti:
- pescare in qualsiasi ambiente (dolce, salmastro o marino) dove vi sia la presenza di pesce;
- pescare con esche artificiali leggere (fino a circa 8 grammi) qualsiasi tipo di pesce di qualsiasi dimensione;
- praticare il catch & release o comunque un prelievo sensato e sostenibile (rispettando le taglie legali e soprattutto etiche);
- acquisire una profonda conoscenza degli ambienti, delle specie e delle loro abitudini, massimizzando così le emozioni derivanti dalla cattura.

Godere delle variopinte livree di molti pesci di scoglio è un valore aggiunto del light game

Chiaramente la scelta dell'attrezzatura riveste un ruolo delicatissimo, quindi, prima di avventurarci in acquisti a casaccio, facciamo una scelta ben ragionata: l'attrezzatura da light game ci accompagnerà in tutte le varie tecniche che ci troveremo via via ad affrontare (questa almeno è la mia visione di pesca all round). Proprio così, per essere veramente "light" dobbiamo ridurre al minimo gli equipaggiamenti: scordiamoci di portare 2-3 canne diverse con altrettanti mulinelli, fili e minuterie adatti ad ogni tecnica.
Mai più che in questo caso vale la famosa dicitura "one man, one rod, one lure", quindi scegliemo bene questi nostri compagni di avventure e iniziamo a pescare... il tempo farà il resto!

"Light is Better!"
Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.